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     Laboratorio teatrale LE TRACCE

 

24 marzo 2012 - Il Popolo Cattolico (Treviglio)

Spettacolo di effetto

In scena 'Le Tracce'

13 febbraio 2010 - Il Popolo Cattolico (Treviglio)

Due atti unici di Cechov, graditi al pubblico

'Gli equivoci dell'amore' de Le Tracce

 

29 novembre 2008 - Il Popolo Cattolico (Treviglio)

Tre personaggi in scena - Una bella pagina di teatro al Filodrammatici

Emozioni dallo spettacolo 'Copenaghen' de 'Le Tracce'

Il vandalismo di chi ha causato danni all'impianto elettrico

Bella serata di emozioni e spettacolo sabato 22 u.s. al Teatro Filodrammatici: in scena il gruppo teatrale 'Le Tracce' di Treviglio con 'Copenaghen' del commediografo inglese Michel Frayn, spettacolo di notevole spessore.

L'opera, liberamente ricostruita dal drammaturgo inglese, ruota attorno all'incontro di due grandi protagonisti della fisica nucleare avvenuto a Copenaghen nell'autunno 1941, mentre la Danimarca è occupata dall'esercito nazista e Hitler è alla ricerca dell'arma definitiva. Il fisico Werner Heisenberg a capo del progetto nuclerare tedesco, fa visita al suo antico maestro, il danese Niels Bohr. I due premi Nobel, un tempo amici, sono ora divisi dalla guerra. Il contenuto della loro discussione, che molti ritengono incentrata sulla possibilità di costruire un’arma nucleare, resta un mistero tuttora oggetto di dibattito: Heisenberg vuole coinvolgere Bohr nelle ricerche sulla costruzione della bomba atomica in Germania? Oppure cerca consigli su come sottrarsi a un compito tanto drammatico? O, ancora, mira a raccogliere informazioni sullo stato di un'eventuale progetto alleato?

Unica testimone del colloquio è la moglie di Bohr, Margrethe.

L'inattesa venuta di Heisenberg riaccende passioni che si volevano sopite: torna prepotente l'incubo della follia nazista che sconvolse l'Europa, tornano dolorosi i ricordi di tante amicizie spezzate, torna ineluttabile la condanna di una cieca violenza che nulla ha risparmiato, neppure un patrimonio di idee e traguardi che avevano portato la fisica tedesca a primeggiare nel mondo.

Sulla scena i tre personaggi, ormai non più viventi, sono curiosamente collocati in uno spazio sospeso tra realtà (forse l'abitazione di Bohr) dove avvenne, l'ipotetico incontro, e quinte di un altro mondo dove non dovrebbero più esserci le passioni terrene che però riemergono in un sovrapporsi di ricordi, rimpianti, emozioni.

Ai tre bravi interpreti il non facile compito di dare formale passioni che scuotono l'animo, dei tre personaggi: il tumulto di un Bohr diviso tra l’affetto per l’indimenticabile allievo e amico, e il sospetto per un'inaspettata visita carica di troppi interrogativi; la sorpresa e accorata autodifesa di un Heisenberg combattuto tra il rimpianto dell'antico sodalizio e la dura realtà che li pone in situazioni contrapposte; la sofferta presenza di Margrethe che poco concede al ricordo dell'antica ammirazione.

Scorrono le scene e prendono forma le tante domande che l'opera di Frayn pone sul vero motivo del viaggio di Heisenberg, sul ruolo della ricerca nucleare in tempo di guerra, sulle implicazioni etiche di talune scelte.

Se fare teatro significa suscitare emozioni, possiamo dire che 'Copenaghen' è stata una bella pagina di teatro.

Alberto Calvi nella parte di Bohr, Walter Mandelli nel ruolo di Heisenberg, Giuliana Zibetti nelle vesti di Margrethe, con bravura e una recitazione di rara misura e forza, hanno saputo esaltare le tante corde emotive che l'opera propone.

Il caldo e prolungato applauso finale ha suggellato l'apprezzamento per uno spettacolo che, anche a dispetto di un guasto all'impianto elettrico causato da ignoti vandali (che ha interrotto l'erogazione dell'energia elettrica lasciando al buio la sala e limitando in parte l'utilizzo delle luci di scena: un gesto davvero inqualificabile), gli interpreti hanno saputo 'professionalmente’ portare a termine, mantenendo il coinvolgimento e il vivo interesse del pubblico.

F.F.

30 maggio 2008 - Il Popolo Cattolico (Treviglio)

'Sereno variabile' del Laboratorio teatrale Le Tracce

"Donna: mistero senza fine bello!": questo verso di Guido Gozzano potrebbe essere l'epigrafe più consona a 'Sereno Variabile', lo spettacolo di venerdì scorso al Filodrammatici, nel quale - di fronte ad un pubblico purtroppo non numeroso, ma molto coinvolto - il sempre stimolante Laboratorio teatrale 'Le Tracce' ha presentato storie di uomini e di donne, che in realtà tendevano a polarizzarsi sulla donna, sia nella sua com­ponente personale che nel rapporto con gli uomini o con altre donne.

Come spesso capita nella proposta di questo gruppo, troviamo una progressione di temi e sentimenti che parte da un inizio in apparenza già noto, qui nella fattispecie 'La canzone dell'amore perduto' di Fabrizio De Andrè recitata da Giuliana Zibetti sull'economico sfondo chi­tarristico di Elena Finardi; quando poi le due attrici si uni­scono ad Alberto Calvi e Pina De Filippo ha inizio il viaggio, puntualizzato da semplici ma efficaci cambi di costume e di scena 'a vista', col quale si visitano tutte le varie espressioni dell'amore, dall'essenzialità di Emily Dickinson al dramma coniugale di Masters, e così via con Auden (la poesia rilanciata h dal film 'Quattro matrimoni e un funerale'), Rilke, Alda Merini e Pablo Neruda, ideali veicoli per la recitazione dei bravi attori, dalla dizione scolpita e in­sieme ariosa di Calvi alla varie­gata cromaticità della De Filippo, dalla sensualità fremente ma controllata della Zibetti alla sfrangiata consistenza di perga­mena della Finardi.

Questo doti hanno avuto un adeguato riscontro nei tre brani teatrali in chiusura, culminati coi duetti di Eleuterio e Sempre tua', rispettoso omaggio all'inarrivabile coppia Rina Morelli - Paolo Stoppa.

Il lieto esito della serata è la riprova sia dell'affetto che il pubblico locale ha per questo gruppo, sia del fatto che le proposte insolite non devono sempre essere per forza difficili o scostanti.

Francesco Chiari

 

8 febbario 2008 - Il Popolo Cattolico (Treviglio)

I 'Giovedì culturali' - La memoria

[…]in occasione della `Giornata della Memoria' - è stato giovedì scorso lo spettacolo `La verità che volevi', pre­sentato dal Laboratorio teatrale 'Le Tracce' al Filodrammatici. Il pubblico, piuttosto numeroso, ha assistito ad una serata di letture e drammatizzazione su testi liberamente tratti dal libro di Primo Levi 'I sommersi e i salvati' e da 'Lasciami andare, madre' di Helga Schneider. La scena prevedeva, da una parte, le letture di Alberto Calvi, enunciate con la scolpita dizione e la ricchezza di sfumature or mai ben note e, dall'altra, il dramma di Helga che rivede dopo anni la madre inferma, la quale abbandonò lei e il fratellino per servire nelle SS naziste; genialissima l'impostazione con la Coscienza interpretata da Giuliana Zibetti, vestita di bianco, cui spettavano i brani più riflessivi, e la parte drammatica di Helga impersonata da Elena Finardi, vestita di nero, come fossero due lati della stessa persona in conflitto fra loro. Le due attrici hanno percorso un testo di fremente intensità con bella padro­nanza e nitidezza, non prive di qualche umanissima crepatura che aggiungeva fascino, ma sem­plicemente strepitosa è stata Pina De Filippo, con un ritratto spietato - a tutto tondo, senza un attimo di cedimento, in un sottovoce stremato - della vecchia madre confinata sulla sedia a rotelle ed insieme prigioniera del proprio passato del quale non vuole testardamente perdonare nulla.

La rappresentazione, integrata da fotografie e spezzoni filmati ben noti, incatena dalla prima al­l'ultima parola, realizzando il piccolo miracolo di essere allo stesso tempo riflessione e spettacolo, e possiamo senza dubbio considerarlo uno dei picchi assoluti in questa già ricca programmazione dei `Giovedì culturali'.

Francesco Chiari

11 marzo 2002 - L'Eco di Bergamo

Con «Le tracce» la solidarietà sul palcoscenico
«La donna di governo» è forse la commedia in cui più Goldoni dispiega una vena di soave perfidia, celando, sotto i panni di un intreccio convenzionale e la dolcezza stucchevole del verso martelliano, un «interno» famigliare da incubo. Può sembrare allora una contraddizione che una commedia del genere - in cui una governante astuta e interessata circuisce un padrone anziano e innamorato, e sua volta viene sfruttata dalla sorella e dall'amante - sia stata scelta dal Centro Aiuto per la Vita per un pomeriggio a scopo benefico, ieri al Centro Congressi «Giovanni XXIII».
La contraddizione è però solo apparente. Lo spettacolo, messo in scena dal gruppo amatoriale Le Tracce, da nove anni attivo a Treviglio, immette nelle forme della vecchia commedia uno sguardo disincantato e franco sulla vita. Che non è mai come la si vorrebbe. La famiglia rappresentata è terribile, ma parla fiorito e in rima: tutti sono interessati, i rapporti sono rancorosi, carichi di rabbia e voglia di rivalse, gli stessi innamorati appaiono o puntigliosi o sciocchi. È il ritratto di una società ipocrita e perbenista.
La conclusione è che non poteva forse essere fatta scelta migliore, da parte di un'associazione che si propone di assistere donne e coppie in difficoltà, per aiutarli a far nascere e crescere i figli. La cui «missione», cioè, si svolge a partire dalla realtà concreta. Realtà alla quale torna in effetti la commedia: gli imbrogli si scoprono, ognuno è posto davanti alle proprie responsabilità, il vecchio come la giovane governante. Il lieto fine è solo apparente. Il finale è in realtà aperto. Come nella vita.
Pier Giorgio Nosari

9 febbraio 2002 – La Provincia

Ionesco per "Teatro è… "

Fa riflettere l'assurdo della cantatrice

 

8 febbraio 2002 – La Provincia

Teatro è… a Crema con Eugene Ionesco una serata inglese

 

28 febbraio 2000 – L'Eco di Bergamo

La compagnia "Le Tracce" ha messo in scena "Gli imbianchini non hanno ricordi" di Dario Fo

Per palcoscenico il carcere di Via Gleno

 

10 dicembre 1998 – L'Eco di Bergamo

"In scena" saluta con un curato e applaudito Pirandello - Si è chiusa con un classico - su un testo ormai collaudatissimo per la compagnia teatrale "Le tracce", diretta dai registi milanesi Gianni ed Alberto Buscaglia - la prima rassegna trevigliese teatrale di produzioni locali, titolata "In scena".

Al Filodrammatici, con la pirandelliana rappresentazione tragicomica "Così è, se vi pare", del grande maestro siciliano, virtuoso nel gioco delle parti, la compagnia trevigliese ha saputo ancora una volta dar prova di quanto la passione e l'impegno, che da sempre la contraddistinguono, siano in grado di dare, seppure rimanendo ad un livello dilettantistico, validi risultati drammaturgici.

Prima di tutto una rigorosa "cura" esteriore, fatta di una ricercatezza acuta nella scelta dei costumi, del trucco, delle acconciature, il cui coordinamento è realizzato dalla collezionista Betty Casirati, che "gioca in casa", mettendo a disposizione la propria incredibile collezione di abiti, che va dal secolo scorso ad oggi. Poi la stessa precisione, addirittura accademica, va alla scenografia, che davvero nulla lascia al caso. Ed infine, in un ovvio ed inglesissimo last but not least, attenzione alla dizione e ai movimenti, e solo da lì, nella preparazione fatta in scantinati sufficientemente spaziosi o anche su teatri di palchi dismessi - la compagnia si è esercitata nel teatro da ristrutturare di Castel Cerreto - lo spettacolo può cominciare.

Ed ecco, in scena appunto, un pettegolo quanto elegante gruppo borghese, che della vita privata del signor Ponza e della signora Frola vorrebbe conoscere "la verità". Giochi amari di vita, tipici di quel teatro pirandelliano che fa sorridere sì, ma con l'amarezza che dà la percezione della mutevole realtà, impossibile da conoscere e da afferrare. Ed in un mondo effimero, fatto di transitorietà ed inganni, la verità si presenta vestita a lutto, coperta di un lungo velo nero di tulle. E sarà lei, la verità, solo chi vogliamo che sia, assioma questo forse della libera prigionia cui la condizione umana ci relega. Valida la trovata scenografica di trasformare l'interno borghese in una sala cinematografica, ed ancor più interessante l'effetto luci, per cui un caldo giallo innondava le vane ricerche ipocrite del ridicolo gruppetto e un etereo bianco illuminava il saggio e, appunto, "chiaro" a tutti gli effetti, anche nel suo elegante completo panna, Lamberto Laudisi. Consensi a fine spettacolo, che nel complesso vanno ad applaudire tutta la rassegna, che ha offerto differenti tipi di teatro, come del resto diverse negli intendi e nel modo di coprire la scena, sono le varie compagnie teatrali e culturali trevigliesi. Dal Box Office Teatro al Tae, dalla Società Dante Alighieri all'Ecrier Teatro fino appunto alle Tracce, c'è un terreno fertile, da coltivare. I frutti si stan cominciando a vedere, o meglio, vien da dire, a gustare. G. d. M