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     Laboratorio teatrale LE TRACCE  

 

La palla al piede

di G. FEYDEAU

     Regia di Alberto e Gianni Buscaglia

                                                                                       

Personaggi e interpreti:

FERNAND BOIS-D'ENGHIEN (giovane amante di Lucette e fidanzato di Viviane )

Corrado Sonzogni
GONTRAN DE CHENNEVIETTE (ex amante di Lucette ) Gianluca Poli
IGNACE DE FONTANET (amico di Lucette) Alberto Ape
CAMILE BOUZIN (scrittore di canzonette e segeretario del notaio ) Stefano Bassetta
GENERALE IRRIGUA (spasimante di Lucette) Alberto Calvi
FIRMIN (maggiordomo di Lucette ) Pierluigi Marcellini
LUCETTE GAUTIER (cantante) Pina De Filippo
MARCELINE GAUTIER (sorella di Lucette ) Elena Finardi
BARONESSA DUVERGER Luisella Basso Ricci
VIVIANE (figlia della baronessa) Giuliana Zibetti
MISS BETTING (insegnante di inglese di Viviane) Elena Finardi
EMILE (domestica della Baronessa) Dina Belletti

 

Note di regia: le geometrie del disordine di Alberto e Gianni Buscaglia

"Da quale porta devo entrare?", oppure: "Da quale porta esco?". Domande ovvie che ogni attore si pone nel corso delle prove di un lavoro teatrale, e che solitamente vengono risolte dall'intuizione dell'attore e dal disegno registico. Così non è per il teatro di Feydeau: questa semplice domanda diventa spesso una sorta di leit-motiv delle prove, un fastidioso 'tormentone' che rischia di tramutarsi in una commedia nella commedia, dove gli attori, depistati dalle geometrie quasi maniacali che l'autore francese ha disseminato come trappole nei suoi testi, si smarriscono sulla scena come in un labirinto invisibile, dove è sempre problematico trovare la giusta via di fuga. Nulla è lasciato al caso nel teatro di Feydeau: la posizione degli attori, i loro spostamenti nello spazio scenico in relazione agli altri personaggi, gli oggetti di cui si servono in scena, gli stessi arredi, la collocazione delle porte, sono fissati dall'autore con scrupolosa, geometrica precisione. Nelle numerosissime e particolareggiate didascalie che costellano i testi del grande commediografo francese, quasi mai sono suggeriti gli atteggiamenti psicologici dei personaggi, mentre difficilmente l'attore può sottrarsi alla miriade di indicazioni che lo riguardano nel suo rapporto con lo spazio teatrale. Le didascalie fissano inesorabilmente i rapporti tra gli attori-personaggi e il complesso del décor e degli oggetti che compongono la scena, e per questo si pongono come punti di riferimento non eludibili nella complessità della dinamica scenica. Quando ci si sottrae a questa rete tesa dall'autore, quasi sempre si è costretti a fare marcia indietro; perché, nel vano tentativo di rompere lo schema prefissato, in realtà si rischia di incrinare il rapporto tra l'attore, i personaggi e lo spazio. E lo stesso processo di fatale adesione al testo avviene per ciò che concerne la recitazione, che non può sottrarsi ad una scelta prevalentemente "naturalistica", se si vuole aderire alla "nera" e parossistica comicità delle sue commedie, che del resto nasce sempre da una cosciente, critica deformazione di situazioni assolutamente reali. I personaggi delle sue commedie, infatti, non sono altro che la proiezione di tipi attentamente osservati nella società francese della Terza Repubblica, un demi-monde e una certa borghesia che Feydeau conosceva molto bene e che ruotava prevalentemente attorno a chez Maxim's e nei locali alla moda della Parigi di fine secolo. Come scriveva Colette, "in Feydeau non ci sono dei tipi straordinari, ma solo delle persone comuni ghermite improvvisamente da una circostanza stravagante".

 

 
 

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