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     Laboratorio teatrale LE TRACCE  

 

 presenta

 
Quando si dice sì, si fa per dire

  da Eugène Ionesco    

 

La lezione

Personaggi e interpreti
Professore Alberto Calvi
Allieva Elena Finardi
Governante Pina De Filippo

 

La cantatrice calva

Personaggi e interpreti
Signor Smith Alberto Calvi
Signora Smith Pina De Filippo
Signor Martin  Stefano Bassetta
Signora Martin  Giuliana Zibetti
Mary, la cameriera Elena Finardi
Il capitano dei pompieri Alberto Ape

 

     

 Assistente alla regia: Carla Ricciardetti

 Coordinamento costumi: Betti Casirati

 Luci/audio: Poiesis - Crema

 Arredamenti: Antichità Pirovano - Casirate (Bg)

 

 

Eugène Ionesco (Bucarest, 1909 – Parigi, 1994), commediografo rumeno trapiantato in Francia, si stabilisce a Parigi nel 1946. Il suo incontro con il teatro avviene nel 1950 con l'"anti-commedia" La cantatrice calva, testo che provoca discordanti reazioni nella critica e nel pubblico, ma che desta, nel contempo, un indiscutibile interesse che durerà a lungo nel tempo, se è vero che a Parigi proprio La cantatrice calva e La lezione (1951), da allora, vengono rappresentate ogni stagione teatrale sul piccolo palcoscenico del parigino Théatre de Poche. L’incontro di Ionesco con il teatro avvenne quasi per caso. “Anni fa, - ricordò lo scrittore – un bel giorno, ebbi l’idea di mettere in fila, una dopo l’altra, le frasi più banali, le parole più prive di senso, le formule più logore che potevo trovare nel mio vocabolario e in quello dei miei amici o nei manuali di conversazione”. Il commediografo era convinto di avere scritto un saggio sulla “tragedia del linguaggio”, in realtà, con La Cantatrice calva, aveva scritto il testo che inaugurava un nuovo capitolo nella storia del teatro contemporaneo.

Nella Cantatrice e nella Lezione, Ionesco sperimenta un teatro 'astratto o non figurativo’, come suggeriva l’autore, in cui la tensione drammatica deve essere raggiunta senza l'aiuto di nessun intrigo, di nessun oggetto particolare. I personaggi ripetono i gesti della vita quotidiana, muovendosi in un'atmosfera allucinata, paradossale, e il linguaggio, ormai privo del suo significato originario, non è più neppure strumento di comunicazione.

Ne La lezione, dramma comico in un atto, il fatto più importante è il rovesciamento dei ruoli tra i due protagonisti: un professore ossequioso e un'allieva spavalda e incosciente si trasformano in un'allieva inebetita e in un professore farneticante. Vi si possono leggere molteplici significati: la specularità dei personaggi, la rivelazione della natura inconfessata di ognuno di essi, la satira dei rapporti sociali, l'allusione all'aggressione sessuale o anche la caricatura di un modo di far cultura, ma, ciò che conta, ai fini della tensione drammatica, è il processo in sé, è l'ingranaggio, dove la tensione, l'angoscia e, per assurdo, la comicità, derivano dalla sensazione che tutto ciò che accade è fatale e irrefrenabile, inutilmente contrastato dai tentativi moralistici e complici del terzo personaggio del dramma: la governante, che chiude la rappresentazione, rendendo evidente la circolarità maniacale dell'azione.

Ne La Cantatrice Calva i personaggi  sono l’immagine dell’insignificanza dell’ essere: intrappolati nelle loro abitudini, incapaci di comunicare, non riescono a dare un senso alla loro esistenza. Scrive a tal proposito Gian Renzo Morteo: “I fantocci della Cantatrice calva sono le conchiglie vuote che le onde trascinano. Schemi ormai senza contenuto in una società che continua a portarsi appresso le ampolle di essenze irrimediabilmente evaporate e che nel puntiglioso quanto grottesco rispetto del rituale – non per nulla l’azione ci porta in un salotto borghese – s’illudono di eludere le domande senza risposta”.

Come sempre, in lonesco è inutile tentare di razionalizzare il disegno del dramma: i temi fluttuano, si confondono, si contraddicono: c'è il bisogno di capire il senso della vita, ma anche il pauroso sospetto che non ci sia niente da capire; l'autoinganno dell'aver capito, ma soprattutto c'è l'esigenza di esorcizzare la disperazione. La sua comicità, a volte crudele, a volte cinica, può apparire sberleffo, inganno, mistificazione; ma insieme testimonia e grida il suo autentico smarrimento e le sue paure (che non sono poi tanto diverse dalle nostre attuali paure), e può contribuire a farci riflettere sulla nostra condizione umana: “Il mondo mi è incomprensibile, aspetto che qualcuno me lo spieghi”.

Come sottolinea lo studioso e traduttore Gian Renzo Morteo, “raramente capita di imbattersi in autori che usino le parole con altrettanta libertà e spregiudicatezza, staremmo per dire irriverenza. Ionesco le deforma, le mutila, le concerta nei più bizzarri e gratuiti giochi di rime e di assonanze, giungendo spesso a farsene gli strumenti per effetti esclusivamente sonori”.

 

 

 
 

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