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     Laboratorio teatrale LE TRACCE  

 

 presenta

 
Gli equivoci dell'amore

  di Anton Cechov    

Regia di Gianni Buscaglia

 

L'orso

Personaggi e interpreti
Elena Ivanovna Popova Pina De Filippo
Grigorij Stepanovic Smirnov    Alberto Calvi
Luka Alberto Ape

 

La domanda di matrimonio

Personaggi e interpreti
Stepan Stepanovic Cubukov Walter Mandelli
Natal’ja Stepanovna Elena Finardi
Ivan Vasil’evic Lomov   Stefano Bassetta

     

          Assistenti alla regia: Magda Bettelli, Carla Ricciardetti

          Coordinamento costumi: Betti Casirati

          Luci/audio: Poiesis - Crema

 

L'orso

E’ la storia di una vedova che ha votato la propria vita alla memoria del marito defunto (il quale, per tutta la durata del matrimonio, l'ha tradita e umiliata) e che riceve l'inattesa la visita di un creditore del consorte. L'uomo crede che l'atteggiamento della vedova, che si rifiuta di vederlo, sia una posa atta ad evitare di saldare il conto. La donna reagisce con veemenza alla calunnia e i due finiscono paradossalmente per sfidarsi a duello. Naturalmente, tra due temperamenti tanto focosi non potrà che scoppiare l'amore: la vedova non sarà più poi così inconsolabile!

 

La domanda di matrimonio

Racconta gli esilaranti tentativi di combinare il matrimonio fra due inaciditi rampolli di buona famiglia: la figlia di un ricco proprietario terriero e il padrone della tenuta vicina. Tra equivoci, litigi, svenimenti e tic al limite del clownesco, terreni contesi e cani da caccia a confronto, è tutto un andirivieni di proposte, battibecchi, annullamenti, ripensamenti. Alla fine i due si fidanzeranno, ma chissà quale vita coniugale li attenderà!

 

 

Note di regia

 di Gianni Buscaglia

Nei due famosissimi e divertenti “scherzi in un atto” che precedono la stagione dei suoi grandi drammi ((Il gabbiano, Zio Vania, Tre sorelle, Il giardino dei ciliegi), Anton Cechov mette in scena una serie di personaggi-mostri presi a prestito dalle nevrosi e dalle assurdità della vita quotidiana.

Nell’Orso e nella Domanda di matrimonio, più che i complessi moti interiori e psicologici dei personaggi, emergono chiaramente, dietro le grottesche maschere vaudevillesche, i loro molteplici “tic” e le loro malcelate meschinità, la difficoltà di rapportarsi tra loro, e soprattutto l’impossibilità di liberarsi dalla gabbia del labirintico sistema comunicativo verbale che gli esseri umani si sono cuciti addosso.  

Indagatore implacabile delle piccole miserie quotidiane, Cechov veste i suoi personaggi con il loro stesso degradato linguaggio; e attraverso il classico e collaudato meccanismo teatrale degli equivoci, affidato in questi atti unici non tanto al contrappunto degli eventi narrativi, quanto piuttosto all’impiego della sola parola logorata dall’ordinario abuso corrente, l’autore svela l’effimera ragione dell’inesistente conflitto, ridotta, per la mancanza di un reale contenuto, a mera contesa verbale senza senso o all’assurda ostinazione di un “principio” a priori, dove a prevalere è sempre la voce del più prepotente o di quello, tra i contendenti, che ha più voce per urlare. Allo stesso modo, anche il sentimento dell’amore, che nei due “scherzi” sembra nascere come un accidènte quasi imprevisto, più che da un’autentica passione sembra prendere forma da impulsi repressi e incontrollati, come nel misogino possidente Smirnov dell’Orso; oppure, come nel possidente Lomov della Domanda di matrimonio, da considerazioni dettate dall’opportunità e dal rispetto delle convenzioni sociali.

Così, in questa cechoviana “parata di mostruosità”, anche il sentimento dell’amore finisce, inevitabilmente, nel tritatutto del ridicolo quotidiano, dove non possiamo fare a meno di riconoscere riti e forme di linguaggio che anche nel nostro tempo sembrano predominare, amplificati dalla volgare semplificazione dei nuovi linguaggi mediatici e dal degrado dei costumi sociali.

 

 
 

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Alcune foto dello spettacolo