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     Laboratorio teatrale LE TRACCE  

 

L'amante

di H. PINTER

Regia di Alberto e Gianni Buscaglia

 

Personaggi e interpreti:

Richard Alberto Calvi
Sarah Pina De Filippo
John Pierluigi Marcellini

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Harold Pinter e il teatro del malessere

Premio Nobel 2005 per la letteratura, Harold Pinter è nato nel 1930 ad Hackney, un quartiere operaio dell’East End londinese. Spirito irrequieto e libero, a diciotto anni entra con una borsa di studio nella Royal Academy of Dramatic Art (la mitica scuola dove si è formata  la crema dello spettacolo britannico, da John Gielgud a Glenda Jackson, da Peter O’Toole a Anthony Hopkins), da dove se ne andrà senza aver terminato gli studi. Negli anni difficili del dopoguerra, chiamato alla leva, si rifiuta di prestare servizio militare, opponendo l’obiezione di coscienza e subendo così due processi. A ventun’anni, con lo pseudonimo di David Baron (a sottolineare le sue lontane origini ebraiche), è attore nella compagnia di Anew Mc Master, dove si farà le ossa viaggiando nella provincia irlandese e inglese, recitando Shakespeare e il tipico repertorio del teatro anglosassone di conversazione, affinando la pratica di palcoscenico e gli strumenti della scrittura teatrale. Scrive il suo primo dramma nel 1957, in tre giorni, The room, la “stanza”, primo emblematico luogo di molti altri luoghi concentrazionari e claustrofobici della sua lunga produzione teatrale: luoghi chiusi, dai quali è pressoché impossibile fuggire, dove spesso si torna per una insondabile resa dei conti, e dove la violenza che si annida nel quotidiano e nel domestico si confonde con incombenti quanto misteriose minacce che vengono dall’esterno. Birthday Party (1958), Il Calapranzi, Il Guardiano, Vecchi Tempi, Il ritorno a casa, Terra di nessuno, Tradimenti, Chiaro di Luna, Cenere alle ceneri, Ricordi di cose passate (2000), sono alcuni tra i suoi drammi più celebri e più rappresentati, e ai quali è impossibile attribuire una qualsiasi etichetta o, tanto meno, alcuna appartenenza a movimenti teatrali o letterari. Semmai si può dire che tutto ciò che Pinter ha scritto si rispecchia continuamente dentro il suo stesso teatro: le commedie della cosiddetta “minaccia” si rispecchiano in quelle del “disincanto”, e queste in quelle dei triangoli amorosi, e poi ancora in quelle dove l’istituto famigliare è il mitico simulacro di se stesso.

La menzione per l’assegnazione del Nobel al grande commediografo inglese sintetizza con parole appropriate il senso della sua poetica: Nelle sue opere Harold Pinter svela il precipizio che si nasconde sotto la banalità quotidiana ed entra con forza nelle stanze chiuse dell’oppressione.

 

Il gioco della verità, della menzogna e dell’amore

L’amante (1963), che insieme a Vecchi tempi (1971) e a Tradimenti (1978) costituisce una sorta di ideale trilogia sulla “menzogna dell’amore”, è un atto unico in sette sequenze ricco di colpi di scena e di ribaltamenti di senso. Ne sono protagonisti i coniugi Sarah e Richard, artefici di un complicato gioco amoroso, una vera e propria partita strategica che sembra messa in scena con lo scopo di tenere vivo il loro vacillante rapporto coniugale. Isolati nella dorata e noiosa vita borghese in una villetta nei pressi di Windsor, i due insospettabili coniugi intessono una trama amorosa dove si intrecciano situazioni e soluzioni che sembrano prese in prestito dalla più scontata letteratura erotica, con i suoi tipici rituali tra seduzione, gelosie, rancori, piccole violenze, rilanci e cadute, in una sfida senza esclusione di colpi proibiti, che porta inevitabilmente la coppia a una crisi di identità e allo sdoppiamento, e che finisce per intrappolarla in una ripetitiva, tragica solitudine. Sarah e Richard rimangono prigionieri del loro stesso gioco, in un tempo sospeso, tra verità e finzione.

 
 

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